Un po’ di storia

Cosa dice WikiPedia alla parola “spazzacamino”
Lo spazzacamino in germania

Mery Poppins

Nell’immaginario collettivo sentendo la parola spazzacamino viene in mente il film di Mery Poppins, con la figura romantica di Bert (diminutivo di Albert) il simpatico spazzacamino che vive la vita giorno per giorno non desiderando affatto un prestigioso lavoro in banca e traendo più felicità dallo stare in compagnia degli amici che dal guadagno della giornata.
Per molti la figura dello spazzacamino è quella di una persona non più giovane che senza troppo ingegno si adatta con un lavoro sporco e umile per arrivare alla fine di ogni giornata accontentandosi di aver avuto un pasto caldo e di poter dormire in una stalla.
Ma neanche così si può semplificare, anche se già più aderente alla realtà, infatti la nascita, la scomparsa e la rinascita del mestiere dello spazzacamino in Italia è un fenomeno complesso che merita un racconto più dettagliato perche mette in luce certi aspetti del passato delle genti italiane che oggi non si vuole ricordare, come l’emigrazione, convinti come siamo che solo gli extra comunitari che approdano in Italia siano partiti clandestini per sfuggire alla miseria del loro paese e invece ….
Una delle prime testimonianze del mestiere di pulire i camini risale ai primi del 1600 con un premio conferito ad un ragazzo che incaricato di pulire una canna fumaria nel palazzo reale sbaglia camino finisce in un’altra stanza ed ascolta una conversazione che ha come oggetto l’assassinio del Re, sventando il complotto si guadagna un posto nella storia, era un ragazzo immigrato in un altro paese a fare un lavoro umile. Era un ragazzo italiano in Francia, l’Italia è stata per molti anni un paese d’immigrati, che vanno e che vengono, molti sono andati in Germania a fare proprio gli spazzacamini, lavoro che i tedeschi a casa loro non volevano più fare. Un’altro immigrato italiano tale Pietro De Zanna nel 1779 inventa in Austria il prototipo del moderno calorifero, installandolo nel palazzo reale.
Così infatti nasce il mestiere di pulire i camini, dalla povertà e dalla disperazione, per indicare una data diremmo che dai primi anni del 1800 nelle nostre città ai piedi delle alpi, si vedevano gruppi di bambini (in gergo gâillo) tra i 5 e i 12 anni che gestiti da un adulto bussavano alle porte al grido di “SPAZZACAMINOOOO SPAZZAFURNEEEL” per offrire i loro servizi, un pò come gli arrotini gli ombrellai ecc.
Questi bambini venivano in gran parte dalle montagne, era la povertà dei quei luoghi, la disperazione di non avere da mangiare per tutti a spingere le famiglie ad affidare il proprio figlio ad un padrone perche lo portasse in città, lontano perche si “facesse” il carattere e imparasse un “mestiere” che mestiere non era o meglio sì, quello del padrone era un mestiere, sfruttare i bambini, che crescendo però non passavano più nelle canne fumarie e non venivano più presi, tranne i pochi (in gergo cap-gâillo) che rimanevano anno dopo anno ed aiutavano il padrone a procacciare il lavoro per le case e a tenere sottomessi i più piccoli.
Infatti la pulitura veniva fatta per lo più a mano arrampicandosi all’interno delle canne fumarie e grattando con un ferro ricurvo la fuliggine, il bambino giunto in cima doveva gridare “spazzacamino” o sventolare il braccio fuori dal comignolo a riprova che la pulitura era stata eseguita in tutta la lunghezza della canna. Esiste testimonianza di un’incidente che capitò ad un ragazzo di 6 anni che morì fulminato toccando i cavi della corrente che erano fissati al comignolo, sembra che la compagnia elettrica pagò un modesto risarcimento alla famiglia, di solito il padrone veniva pagato con pochi soldi e i bambini con un piatto di minestra.
Le condizioni generali erano al limite della sopravvivenza, sporchi affamati e impauriti saltuariamente ricevevano un pò di cibo o dei vestiti vecchi dai clienti impietositi. Nella stagione invernale in montagna non c’era lavoro e non c’erano mezzi, in città a fare lo spazzacamino almeno si mangiava, erano altri tempi, che lentamente sono cambiati grazie anche all’aiuto delle prime Società di Patronato nate con l’intento di porre rimedio alle disumane condizioni in cui venivano condotti questi bambini, dal 1870 circa fornirono un minimo di assistenza con indumenti e pasti caldi, cercarono d’insegnare a leggere e scrivere la domenica, alcune organizzazioni a Milano proposero anche delle regole a tutela dei più deboli offrendo assistenza sanitaria con un fondo malattia creato appositamente, ma per il rovescio della medaglia questi aiuti attirarono in città numerosi spazzacamini dalle periferie, il lavoro cominciò a scarseggiare e la concorrenza divenne ancora più feroce, così i diversi gruppi si ritrovarono a darsele di santa ragione per il dominio di questo o quel quartiere.
Successivamente nacquero delle società di mutuo soccorso tra spazzacamini ma anche se animate dalle più buone intenzioni poco dopo la fondazione la maggior parte di queste cooperative si sciolsero, vuoi per la carenza dello spirito di aggregazione vuoi perche come in alcuni casi le persone che gestivano i fondi li utilizzarono per interessi personali vuoi perche non riuscirono effettivamente a migliorare la condizione di questi sfortunati bambini. Qualche risultato più concreto lo ottennero le varie opere religiose talvolta ispirate proprio a favore dei piccoli spazzacamini, che si riproponevano di far studiare i bambini con corsi serali, e naturalmente educarli al catechismo.
In Milano e Torino il giorno di Pasqua si organizzava un pasto collettivo a cui partecipavano numerosi i piccoli (quasi 150) e vedeva impegnati nella preparazione e distribuzione del pasto come volontari gente dei più vari strati sociali, anche i nobili. Ai piccoli spazzacamini di certo non dispiaceva troppo essere ripuliti e rifocillati a dovere, forse qualcuno si chiedeva come mai a riempire loro il piatto erano madamigelle e contesse, peccato che succedesse solo una volta all’anno e restassero altri 364 giorni di fame e pesante lavoro.
Qualcuno fece notare che non era socialmente costruttivo quest’unico giorno d’abbondanza e che se si voleva realmente salvare questi bambini bisognava porre rimedio alla povertà delle zone montane con investimenti industriali che dessero lavoro per tutto l’anno a quelle genti che erano costrette ad allontanare i propri figli e mandarli a spazzacamino
In seguito alle numerose iniziative laiche e religiose, ai tentativi di cooperazione tra i vari spazzacamini, al miglioramento generale delle condizioni sociali dei lavoratori la situazione andò migliorando, ma il problema dello sfruttamento infantile scomparve effettivamente di pari passo alla diffusione sul territorio dei nuovi sistemi di riscaldamento, nafta gasolio e gas.
Certo non fu un cambiamento repentino ma dal dopo guerra in poi progressivamente la richiesta di pulitura dei camini diminuì, così che gli spazzacamini dovettero rivolgersi a nuovi mestieri, oppure spostarsi su lunghe distanze, cosa poco adatta ai bambini, molti divennero girovaghi solitari, alcuni ebbero fortuna, molti semplicemente si arrangiarono con altro.
Fino agli anni settanta ancora qualche impresa di spazzacamino resistette, perche comunque le caldaie alimentate a carbone o combustibile liquido andavano pulite regolarmente, ma dopo il definitivo affermarsi del gas metano quasi tutti gli spazzacamini sparirono e il mestiere almeno in Italia sembrò scomparso.

Solo negli ultimi anni è rinato sempre sulla spinta del mercato che, dalla metà degli anni 80, si è rivolto con costante crescendo alla legna da ardere come alternativa concreta ai combustibili fossili.
All’estero soprattutto nei paesi con climi più rigidi il mestiere dello spazzacamino non è mai svanito e ha saputo adattarsi ed evolvere di pari passo alla tecnologia dei generatori di calore, infatti in paesi come la Germania o la Francia oggi il maestro spazzacamino ha un’autorità di convalida e controllo degli impianti termici che è paragonabile a quella di un’ufficiale di pubblica sicurezza.

In Italia le cose sono migliorate negli anni 90 grazie anche al lavoro dell’A.N.FU.S e la richiesta di pulitura dei camini è aumentata in proporzione alla diffusione delle campagne pubblicitarie di sensibilizzazione ai problemi della manutenzione e del controllo delle caldaie dei piccoli impianti termici.

Con lo sviluppo tecnologico dei moderni impianti di combustione della legna, lo spazzacamino è diventato sempre più un tecnico, si qualifica investendo il proprio denaro in corsi sulle normative europee ed italiane e sugli aspetti tecnici del suo lavoro, dotato di attrezzature sofisticate realizzate con materiali di recente innovazione, di micro telecamere appositamente costruite per infilarsi nei camini che con il tempo sono diventati sempre piu piccoli, di computer ed internet, ha perso parte del lato romantico per acquistarne in professionalità .

Oramai è distante anni luce dal personaggio che alcuni ricordano, molti anni fa, d’aver visto girare per i paesi con una bicicletta mezza scassata con il pungitopo sul porta pacchi e le aste di legno legate alla canna.

Tuttavia alcuni continuano a lavorare in divisa, anche se non è più necessario lo stemma per dividersi le zone delle città è molto comoda per riparasi dalla fuliggine ma soprattutto mantiene viva una tradizione, quella della figura romantica dello spazzacamino, che nata dalla miseria e dallo sfruttamento si prende oggi la sua rivincita in un mestiere diventato una professione della quale non se ne potrà più fare a meno.

In Val Vigezzo (Verbania) un museo per raccontare la storia degli spazzacamini

Il Museo dello Spazzacamino, unico nel suo genere e tra i più insoliti d’Europa, ha sede a Santa Maria Maggiore, in Valle Vigezzo (Verbania). E’ situato nel centro del paese, in quello che fu l’antico lavatoio nel parco della Villa Antonia.

E’ stato creato ed inaugurato nell’agosto del 1983 su iniziativa dell’Associazione Nazionale Spazzacamini, sorta nel 1970 con la finalità di conservare e valorizzare il patrimonio storico e culturale legato alla vita e alla figura dello spazzacamino.

Il Museo è stato ristrutturato e ampliato. La nuova struttura, inaugurata nell’Aprile del 2005, presenta una parte espositiva a piano terra, mentre al piano superiore è stato allestito un percorso interattivo che coinvolge il pubblico in una visita multisensoriale.

Al piano terreno sono esposti gli attrezzi del mestiere, quei pochi semplici arnesi che caricati sulla bicicletta lo spazzacamino portava con sé nelle peregrinazioni stagionali: la raspa ricavata da una vecchia zappa; il “brischetin” o scopino; il “riccio”, il tipico attrezzo per raspare le canne fumarie quando il bambino non poteva entrare a pulire a mano, realizzato con lame di ferro disposte a raggiera ottenute dalle molle degli orologi; la “squareta” cioè la canna con in cima il riccio da utilizzare nei camini più alti; la “caparuza” una sorta di passamontagna che si calava sul viso per non respirare troppa fuliggine.

Sono inoltre raccolte vecchie fotografie, pubblicazioni e testimonianze varie di questa dura esperienza che ha segnato per secoli la vita di valli povere quali la Vigezzo e la Cannobina e di altre zone d’Italia come la Valle Mosso, dell’Orco, d’Aosta, di Non e di Lanzo. L’antichissima figura dello spazzacamino nasce infatti a causa dell’estrema povertà di popolazioni che per poter sopravvivere non avevano altra scelta che l’emigrazione.

La molla che faceva scattare questo fenomeno era infatti la scarsità dei prodotti della terra di appartenenza come testimonia anche un detto comune alle valli Vigezzo e Cannobina che recita “Qui da noi il terreno è grasso, via la neve resta il sasso”.

L’emigrazione vigezzina risale a tempi lontanissimi, al 1300, e, con il 1600, raggiunge terre lontane quali Germania, Olanda e soprattutto la Francia. Quasi tutti gli emigranti iniziano come spazzacamini e tentano di fare fortuna anche come mercanti ambulanti vendendo chincaglierie, filati, pizzi, pugnali, cristalli ed anche oggetti di valore.

Alcuni grazie all’intraprendenza riescono a conseguire posizioni sociali più dignitose e a raggiungere livelli di alto prestigio specialmente presso la corte dei re di Francia. Esemplari sono le vicende dei Cioja, dei Borgnis, dei Guglielmazzi che divennero banchieri e mercanti di stoffe, oggetti preziosi, gioielli, o di Giovan Battista Mellerio che fondò una catena di gioiellerie che fu fornitrice della regina Maria Antonietta e che più tardi annoverò tra i suoi clienti anche Giuseppina Bonaparte e Luigi Filippo, o dei De Zanna di Zornasco che, nel 1839, brevettarono per sua Maestà Asburgica il calorifero ad aria calda, o dei Mattei di Albogno che la tradizione vuole inventori del tabacco Rapè.

Innumerevoli altre avventure di spazzacamini ci sono state tramandate, come quella accaduta ad un piccolo “bariscin” (che significava bambino nel linguaggio segreto che gli spazzacamini utilizzavano tra loro per non essere compresi dagli altri) che nel 1612 al Louvre sventò una congiura ai danni di Luigi XIII ottenendo in cambio della lealtà dimostrata la protezione per tutti i compatrioti vigezzini pressati da tasse esorbitanti ed un decreto che consentiva il libero commercio ai “pauvres rammoneurs du pays de Lombardie” come risultava dal documento.

Il fenomeno migratorio giunge all’apice soprattutto nel secolo scorso, quando nel 1837 gli “assenti” in Valle Vigezzo sono 964 su 5377 abitanti, dei quali oltre 500 sono spazzacamini e fumisti.

Il fatto che colpisce maggiormente è che in questa vicenda furono coinvolti soprattutto i bambini dando origine ad un vero esodo-sfruttamento infantile che continuò fino agli anni ’20/’30 del nostro secolo. Molti di loro erano giovanissimi, di 6-7 anni e venivano “affittati” dal “padrone”, generalmente un vecchio “rusca” (così veniva definito in gergo lo spazzacamino) senza scrupoli, per trascorrere tra privazioni e sofferenze la stagione invernale nelle pianure del Piemonte e della Lombardia. Le prime opere assistenziali per questi bambini che vivevano in condizioni penose risalgono al 1869 quando viene istituito a Milano da signori svizzeri e tedeschi il “Patronato degli spazzacamini”. Tra i benefattori che si adoperarono in questa iniziativa vi fu anche l’editore Hoepli.

Esauritasi l’esistenza del Patronato, per ragioni non del tutto chiare, a Milano, a partire dal 1882, ad occuparsi dei piccoli spazzacamini saranno delle religiose e l’Arcivescovo della città Calabiana che incarica della loro assistenza un sacerdote, Don Achille Ratti, futuro Pio XI. Nel museo è conservata la benedizione apostolica che, nel 1927, Pio XI impartì ai rusca “Ricordando il tempo quando ci era dato occuparci personalmente dei sempre a Noi cari spazzacamini di Milano”. Anche uomini politici come Filippo Turati e Francesco Beltrami si interessarono del fenomeno denunciando lo sfruttamento bestiale dei bimbi, ma non indicando una soluzione possibile al problema.

Il fenomeno si esaurì negli anni ’40 quando la diffusione dei caloriferi rese superfluo l’uso dei camini. Così le ultime partenze di bambini della Valle Vigezzo risalgono alla fine degli anni ’30 e furono in numero piuttosto esiguo. Anche i rusca adulti vanno via via scomparendo intorno agli anni ’60.